Categoria: Under 18

Ragusa Rugby vs Tigri Bari

La quarta giornata di andata del girone Play Off per la serie B
si gioca a Ragusa.
Ragusa Rugby vs Tigri Bari
Partita determinante per il proseguo della corsa verso la serie B.
Dopo la battuta d’arresto con il Torre del Greco, il quindici ragusano vuole dimostrare a tutti ma soprattutto a se stesso quanto vale veramente. VI aspettiamo numerosi sugli spalti a sostenere il RAGUSA RUGBY!
Per chi ha voglia di vivere il rugby con la R maiuscola, sugli spalti PANINO con la SALSICCIA by Hiblasus: i salumi della tradizione e Birra ghiacciata.
Dopo la partita di serie C, in campo gli under18.
Anche questa una gara da non perdere….
Ragusa Rugby vs CLC Messina
di fatto quasi una finale per l’elite!!!
In trasferta a Catania la formazione Femminile, a Reggio Calabria quella Under16.

I risultati delle Ragusa Rugby di questo fine settimana

“E’ importante non sottovalutare mai nulla. Abbiamo fatto una bella partita, nonostante qualche errore individuale. E’ chiaro che, comunque, sono molto contento dei ragazzi”.

Così coach Alessio Lamia commenta la terza vittoria in altrettante partite dei play-off del Ragusa Rugby che ha battuto, nell’impegno casalingo di ieri, per 78 a 0, il Cosenza.

Migliore in campo, Salvatore Bellina, all’ultimo anno in prima squadra, per limiti d’età. “Devo dire che quest’anno mi sto divertendo molto – spiega – i ragazzi mi aiutano a sentirmi ancora giovane, nonostante gli anni, e in questo momento, anche fisicamente, va tutto bene”. 

Prossima partita per il Ragusa Domenica a Torre del Greco alle ore 12.00, con l’Amatori Torre del Greco.

In Coppa Italia, a Catania, le ragazze del Rugby vincono le due gare del loro raggruppamento, confermando l’imbattibilità. 

Lorenzo Dimartino che le allena ormai da 2 anni ha solo elogi per il Ragusa visto nella prima gara con l’Amatori, ragazze concentrate, giocate fatte a ritmi alti e consigli dei tecnici del Villorba messi in pratica. Tutto il contrario di quello visto nella seconda gara con il CUS Catania, male la fase difensiva, così come anche quella d’attacco.
Dimartino non nasconde il proprio rammarico, dispiacendosi soprattutto per l’approccio mentale delle ragazze nella seconda partita di giornata, aspetto che si ripropone di rivedere durante i prossimi allenamenti.
Anche se il tecnico iblee è critico per quanto visto in campo, va detto che le ragusano hanno comunque vinto ambe due le gare disputate, proseguendo da imbattute il cammino in coppa italia.
Nella speciale classifica delle più meritevoli in campo il terzo gradino sul podio spetta a Chiara Dipasquale per la maturità dimostrata in campo, al secondo posto Giuliana Zaffarana onnipresente su tutte le fasi del gioco, al primo posto Claudia Trombino nuova arrivata, direttamente da Palermo ha saputo adattarsi alla perfezione al gioco delle ragusane apportando continuità e velocità alle giocate.

Grandi risultati anche per l’Under 18, che, sempre a Catania, batte i pari età dell’Amatori per 52 a 7, mantenendo aperta la possibilità di giocarsi il passaggio alle finali per l’accesso al prossimo campionato Under 18 “Elite Nazionale”. 

L’allenatore Massimo Lucenti è molto soddisfatto per l’impegno
mostrato in campo dei ragazzi ” il campo ha evidenziato una sostanziale differenza di livello tra le due formazioni, la nostra squadra è stata brava e matura riuscendo a non adeguarsi al gioco dell’avversario, imponendo il proprio.” Prossimo impegno per gli under18 ragusani il 24 Marzo a Ragusa con il CLC Messina, sfida che diventa determinate per il cammino verso l’elite.

Nel frattempo, i ragazzi dell’under 14 e under 16, sono rientrati da Treviso, dove hanno affrontato i pari età del Villorba e della Benetton Treviso. Un’esperienza bellissima, che potranno raccontare a lungo. 

Ma il risultato più bello, lo hanno ottenuto gli oltre 200 minirugbysti delle categorie under 6, 8, 10 e 12 che, con gli amici del CUS Catania, San Gregorio e Syrako, hanno invaso il campo da rugby di via della Costituzione, impegnandosi con entusiasmo e divertimento, per tutta la mattinata, nelle loro prime mete e placcaggi. 

Tutto il Rugby ragusano di domenica 3 marzo

Domenica sotto un sole caldo, così dicono le previsioni, tanti i ragazzi del Ragusa Rugby impegnati a giocare.
I primi a scendere in campo saranno i minirugbysti delle categorie under6, under8, under 10, e under12, che con gli amici del CUS Catania, San Gregorio e Syrako, invaderanno letteralmente il campo da rugby di via della Costituzione a Ragusa, oltre 200 bambini impegnati nelle loro prime mete e placcaggi.

A seguire alle 13.30 la partita di Serie C valevole per la promozione in B tra Ragusa Rugby e CUS Cosenza. Il Ragusa è primo in classifica avendo vinto le prime due gare del girono play-off, il Cosenza ultimo cercherà di vincere la sua prima partita.

A Catania al San Teodoro di Librino, saranno impegnate le ragazze della squadra senior, nell’ottavo raggruppamento di Coppa Italia femminile. Obbiettivo continuare la striscia positiva di vittorie che le vede ormai imbattute da mesi.

Sempre a Catania, al Paolone alle 11.30, i giovanotti dell’under18 sfidano l’Amatori Catania con l’intento di vincere per mantenere aperta la possibilità di giocarsi il passaggio alle finali per l’accesso al prossimo campionato Under18 Elite Nazionale.

Nel frattempo a Treviso i ragazzi dell Under14 sostenuti dal tifo dei compagni più grandi dell’under16 che hanno giocato già venerdì con Benetton e Villorba, giocheranno con la Benetton Treviso.

Che dire non male come Weekend 😉

LO SPIRITO DEL RUGBY

di Giuseppe Cusumano

Dovendo dare forma pubblicistica alla domenica rugbistica appena trascorsa, con le rappresentative Under 16 e Under 18 del Ragusa Rugby impegnate in quel di Messina, vorrei farlo fuori dalla consueta veste di cronista.

Trascorrere una domenica insieme ai ragazzi, condividere una trasferta in pullman dalla mattina presto (anche se è domenica) è il modo perfetto per lasciarsi pervadere dallo spirito del rugby,ed è esercizio che consiglierei a tutti i genitori, in modo da vivere dall’interno emozioni, sensazioni, paure e stati d’animo di un gruppo – dentro e fuori dal campo – che rimane gruppo anche quando strade ed età sportiva conducono inevitabilmente altrove.

Il sabato ha lasciato strascichi, meno visibili sugli Under 16 ma leggermente più visibili tra i quasi maggiorenni: chi dorme, chi riesce persino a studiare, chi parlotta e chi fa scherzi, musiche da bluetooth pompano a onde alterne; più di qualcuno evidenzia una reattività da bradipo artritico, qualcun altro mi confida che questa di oggi sarà la gara più dura dell’anno, qualcun altro ancora che spera di debuttare da subito, ed è bello vedere che non vi è limite d’età quando si tratta di sorridere e di confabulare, il sole accompagna il viaggio fino al vento dello Sperone, stadio vista Stretto ma il fondo del terreno – credetemi! – non invoglierebbe nessuno al mondo a tuffarvisi sopra e magari a scivolarci bruscamente per metri e metri: nessuno, nessuno fuorché un rugbista.

Riscaldamenti e rituali vari pre-partita, il grecale tira a caso e i primi a scendere in campo sono i ragazzi della 16, contro i pari età del Lions Messina, tacchetti che sembrano sgranellare pietrisco e dall’alta tribunetta di fronte quelli della 18 a tifare a gran voce, mentre una telecamera su una rudimentale altana riprende niente meno che in diretta
(è il Ragusa Rugby, baby! E quello lassù è l’inossidabile TuriHD).

Minuto di silenzio per la violenza sulle donne (diranno i miei giovanotti a fine gara) e per gli adolescenti vittime della follia ad Ancona (si vocifera a bordo campo), roba che nessuno dirà mai – a parte me: la sensibilità è quella sbattuta in prima pagina o sui ‘social’, qui dei coetanei semplicemente si allineano in un abbraccio multicolor insieme all’arbitro, e l’applauso scroscia trasversale.

Il rugby non è roba da apertura mediatica, bisogna essere uomini dentro, che ad apparire sono bravi tutti.

Venti minuti o poco più, i ragusani ne hanno fatte già 5 di mete, senza però aver mai trasformato, anzi peggio: dando l’impressione di snobbare l’avversario, e il coach scuote la testa per questo atteggiamento irriguardoso.

Ma come? Si vince già 25-0 e si lamenta?

Rispetto. Si rispetta l’avversario giocando al meglio, non calciando in drop senza quasi volontà di farlo. Poi 2 mete subite fra un tempo e l’altro, e allora 2 cambi: e a chi non si è allenato come gli altri, questa settimana, viene concesso finalmente di dare man forte ai suoi. Sostegno,sostegno. E si finisce con altre 2 mete realizzate e un’ultima appena lambita.

Ma no, non ci siamo, abbiamo giocato lenti, sembravamo in vacanza; ci vuole atteggiamento, e questo atteggiamento non va, i ragazzi si stringono a cerchio intorno al coach, come sempre dopo aver fatto ‘corridoio’ agli avversari ed averlo ricevuto, qualche ammaccatura, nasi malconci, spintoni di troppo in gara, ma al fischio finale gli abbracci sono balsamo e leniscono ogni malessere. E il terzo tempo è una accoglienza, è ospitare senza riserve, è concedere casa propria con tutto quello che si possiede. Non tutti sanno donare, si sa. I genitori provano ad essere degni di cotanti figli.

Nel calcio si corre via, ognuno eroe di se stesso ed ognuno rancoroso per colpe sempre altrui, come sotto a una telecamera personale fin dentro al cesso: qui invece si scambiano cibo e timide parole piene di garbo, ma nel frattempo quelli della 18 sono in campo e sfiorano già per tre volte la meta. Si combatte, mancano chili e metri, fors’anche quella furberia da strada, quel cinismo famelico, ciò che rende una buona squadra simile in tutto a una legione romana sul sentiero di guerra, di certo si sapeva fosse dura: ma tra il sabato sera da quasi maggiorenni e un impegno come questo, ci sta qualche ora di sonno in meno e pure qualche piacere di comitiva in più. Tutta qui, l’assunzione di responsabilità.

E allora meta dei peloritani, e già prime contestazioni, e poi un ragazzo dei nostri sulla barella del 118, e la corsa sballata su uno scherzo di strada, e il mix di lacrime e di sangue dal naso schizzato un po’ ovunque.
Pronto soccorso, TAC, firme su autorizzazioni e mal di testa, quel naso che si gonfia e l’epifania di un ematoma insieme alle prime risate, e i messaggi e le telefonate di genitori ed amici, e le pessime notizie dal campo pietroso, e poi un altro ragazzo sul 118, un altro dei nostri, “Ma chi? Ma chi?”, altre firme e il racconto d’una gara divenuta battaglia.

E intanto, nuovi esami, accertamenti, i due ragazzi insieme dopo un po’ tra le corsie dell’ospedale, e adesso selfie e risate, e la processione dei compagni e dell’allenatore a sangue più sereno, il pullman è fuori e tra poco si rientra, le firme sulle dimissioni ed un medico che sembra una madre più che un primario (grazie al cielo): dischetto con la TAC e referti per i medici di casa, il ritorno è quasi oscurità, l’Etna fuma vermiglio e divampa il cielo, e però i ragazzi sembrano più scatenati rispetto all’andata, le solite tappe intermedie per consegnare ragazzi alle famiglie che non abitano a Ragusa, la musica pompa  ancora (ma non si scaricano mai sti altoparlanti bluetooth?), in piedi lungo i sedili si guarda fuori e si ride ancora, nessun dolore o stanchezza, fuori sembra condensa ma è la solita nebbia sparata da battaglie eoliche in quota, quel clima inatteso che accoglie chi si arrampica su questi altipiani tondi, la 14 e le ragazze ci dicono abbiano vinto a Catania ma nessuno ancora crede al punteggio finale della 18, una disfatta ma ci sarebbe tanto da raccontare.

Però, parola d’ordine: atteggiamento sbagliato. Nel rugby gli altri possono anche sbagliare, ma noi? Cosa abbiamo fatto noi per non sbagliare? Lezione importante.

E allora eccolo, lo spirito del rugby: la vita non regala nulla, anzi. E’ dura talvolta, scorretta e ingiusta spesso, non ti regala mai niente, ti irride e ti devasta. Ma quale atteggiamento abbiamo noi, nei confronti della vita? Abbiamo accanto le braccia dei compagni che ci sostengono, e dei genitori, e dei dirigenti: nessuno, dico nessuno! è mai veramente da solo, nel rugby come nella vita. Basta cercarlo, sto sostegno, e a volte neanche questo: arriva senza che ci crediamo, oppure siamo sicuri che comunque arriverà. Questo un rugbista lo sa meglio di chiunque altro. Allora sorride nel fango, è leale nella lotta, aiuta sempre chi è in difficoltà.
E – soprattutto – non si arrende mai.

O vince oppure impara, parafrasando Mandela.

Che l’arbitro sia ingiusto, che l’avversario scorretto, che il campo pietroso, che il pubblico di casa antisportivo. Un rugbista onora la vita, e generalmente mai da solo.

Troppo facile tirarsi indietro, per paura o per scoramento, o anche per stanchezza o soltanto per malessere: ma chi lo fa non è di certo un rugbista, con tutti i suoi compagni saldati intorno.

P.S.: per la cronaca:

Under 16: Lions Messina – Ragusa Rugby 10 – 37
Under 18: CLC Messina – RagusaRugby   43 –  7