Un defibrillatore come regalo di Natale

La scorsa settimana l’Ancos (Associazione Nazionale Comunità Sociali e Sportive) ci ha fatto il regalo di Natale.
Abbiamo ricevuto in dono a titolo gratuito un defibrillatore.
L’Ancos è un’associazione di promozione sociale costituita come articolazione autonoma, senza finalità di lucro, all’interno del sistema di Confartigianato.
La stessa ha deciso di stanziare una parte dei fondi del 5×1000 provenienti dalle dichiarazioni 730 dei nostri contribuenti assistiti, donando ai comitati provinciali Ancos, costituiti presso le sedi  provinciali di Confartigianato Imprese, defibrillatori sia per uso adulto che pediatrico.

La consegna del defibrillatore: in foto Luca Tavernese, Angelo Raniolo, Laura Pittera, Emanuele Antoci, Erman Dinatale, Paolo Sartorio, Gianluca Occhipinti.

Il Ragusa Rugby conosce bene l’importanza di uno strumento di vita come il Defibrillatore, ogni anno infatti, con l’aiuto Rotary Club che, organizziamo dei corsi per i nostri tecnici e dirigenti.

L’importanza di avere a disposizione un defibrillatore automatico (DAE) è provata da tempo. L’unico trattamento efficace di un arresto cardiaco causato da fibrillazione ventricolare o tachicardia ventricolare senza polso è una rapida defibrillazione.

Per questo siamo estremamente grati alla Confartigianato Imprese Ragusa e all’Ancos, in particolar modo al Segretario Provinciale Confartigianato Imprese Ragusa Angelo Raniolo, al Presidente Provinciale Comitato Ancos Ragusa Emanuele Antoci, al Segretario Provinciale Comitato Ancos Ragusa Laura Pittera.

U.16: CLUB RUGBY BARCELLONA vs RAGUSA RUGBY

Touche del Ragusa Rugby under16

Ridotta ai minimi termini da infortuni e indisponibilità, la formazione del Ragusa Rugby si presenta a Barcellona Pozzo di Gotto sicuramente rimaneggiata, ma pronta all’ennesima sfida piena di motivazioni personali e di gruppo.

La squadra di casa ha fama di essere parecchio tosta, ma le tante defezioni non sembrano aver intaccato lo spirito del gruppo ibleo: i coach Fumarola e Nicita hanno comunque messo in piedi una formazione combattiva e pronta a giocarsela senza subire l’iniziativa altrui.

Passano 5 minuti, e il Barcellona piazza un calcio di punizione tra i pali. Potrebbe sembrare un pessimo segnale, ma è solo un fuoco di paglia. La partita è nervosa e frammentata, la conducono i nostri ragazzi e i padroni di casa cercano di rompere il ritmo in ogni modo. Quando la pressione dei ragazzi ragusani sembra divenire insostenibile, ecco che arrivano prima i cartellini e di seguito le mete tecniche: la prima e poi anche la seconda. Non un bel vedere, il primo tempo, chiuso da un calcio piazzato di Benni Spataro tra i pali, per un parziale della prima frazione di 3-17.

La ripresa inizia in maniera più fluida, coi nostri giovani che manovrano più rapidamente alla mano rispetto alla prima parte di gara, al punto che adesso le mete iniziano ad arrivare con buona continuità. Di Ale Ruggieri la prima meta della ripresa, di Saro Tumino la seconda, ed in meno di un quarto d’ora i nostri sembrano aver messo una serie ipoteca sulla vittoria finale. Ma i padroni di casa non mollano, e riaprono la gara con una meta non trasformata: 8-27.

Ci pensa ancora Benni Spataro, prima a mettere giù l’ovale e poi a trasformare calciando tra i pali (8-34).

Quando si aspetta solo il fischio finale, i verdi barcellonesi hanno un ultimo sussulto che li porta in meta per la seconda volta, con calcio di trasformazione realizzato, per il 15-34 definitivo.

Nelle parole di coach Fumarola la soddisfazione per come il gruppo ha reagito a tutte le difficoltà, compattandosi con maturo senso di responsabilità e sacrificio, giocando una gara difficile da un punto di vista ambientale, e mantenendo nervi saldi, lucidità ed intensità, al cospetto di un avversario tenace e combattivo.

Il prossimo appuntamento sarà nel 2019: il 13 Gennaio si attende il Barcellona in casa per la gara di ritorno, e ci piacerebbe vedere sugli spalti tutti i genitori che sostengono in ogni modo i propri ragazzi, in questo particolare anno di transizione: per vedere che bel gruppo sono riusciti a diventare.

U.14: RAGUSA RUGBY vs CUS CATANIA

La formazione under 14 del Ragusa Rugby vincente a fine partita ringrazia il pubblico.

Alla fine non è stata una semplice partita fra due rappresentative Under 14, ma uno spettacolo interpretato nel migliore dei modi da due delle migliori compagini dell’attuale panorama rugbistico Under 14.

Uno spettacolo che non avrebbe meritato vincitori né vinti, ma soltanto applausi a scena aperta per quanto visto in campo: intensità, agonismo, trame di gioco ed emozioni fino al gran finale.

Privi di ben 5 titolari, i ragusani pigiano da subito sull’acceleratore al cospetto della maggiore quadratura etnea, il fulmineo giostrare degli azzurri e l’imponente disposizione dei rossoazzurri, protesi ad arginare ed a ripartire a ondate. Ma la reattività iniziale dei padroni di casa pare da subito sovrastare ogni tentativo degli ospiti di difendersi con efficacia.

Le mete arrivano con buona frequenza, e gli etnei riescono a mettere giù l’ovale in un’unica occasione buona. La prima frazione si chiude col punteggio di 21-7 per il Ragusa Rugby, e la sensazione che lo spettacolo avrà un seguito.

Così è. Stavolta però sono i rossoazzurri ospiti a crescere col passare dei minuti, e la loro potenza atletica produce voragini nello schieramento difensivo di casa, cui fanno difetto i placcaggi nei punti d’incontro. La gara rimane veloce e con sussulti continui, ma gli etnei adesso riescono a rompere gli argini e ad andare in meta per ben 3 volte, con una sola trasformazione.

Si arriva così ai minuti finali al cardiopalma: l’ultima meta catanese arriva a 3’ minuti dal termine, portando il risultato sul 21-24 a favore del Cus Catania. Ma l’ultimo empito dei ragazzi di casa arriva quando tutto sembra perduto, e con gli ospiti in possesso dell’ovale: un intercetto a centrocampo, Manuel Nicita che lancia Simone Cilia pronto a involarsi fino alla linea di meta per il 26-24 finale.

Complimenti ed applausi per tutti quanti i protagonisti di questo match esaltante, un abbraccio ai ragazzi di Ragusa e Catania per aver dato vita a meravigliosi momenti di sport, e lunga vita al Rugby se questi saranno gli atleti di domani.    

LO SPIRITO DEL RUGBY

di Giuseppe Cusumano

Dovendo dare forma pubblicistica alla domenica rugbistica appena trascorsa, con le rappresentative Under 16 e Under 18 del Ragusa Rugby impegnate in quel di Messina, vorrei farlo fuori dalla consueta veste di cronista.

Trascorrere una domenica insieme ai ragazzi, condividere una trasferta in pullman dalla mattina presto (anche se è domenica) è il modo perfetto per lasciarsi pervadere dallo spirito del rugby,ed è esercizio che consiglierei a tutti i genitori, in modo da vivere dall’interno emozioni, sensazioni, paure e stati d’animo di un gruppo – dentro e fuori dal campo – che rimane gruppo anche quando strade ed età sportiva conducono inevitabilmente altrove.

Il sabato ha lasciato strascichi, meno visibili sugli Under 16 ma leggermente più visibili tra i quasi maggiorenni: chi dorme, chi riesce persino a studiare, chi parlotta e chi fa scherzi, musiche da bluetooth pompano a onde alterne; più di qualcuno evidenzia una reattività da bradipo artritico, qualcun altro mi confida che questa di oggi sarà la gara più dura dell’anno, qualcun altro ancora che spera di debuttare da subito, ed è bello vedere che non vi è limite d’età quando si tratta di sorridere e di confabulare, il sole accompagna il viaggio fino al vento dello Sperone, stadio vista Stretto ma il fondo del terreno – credetemi! – non invoglierebbe nessuno al mondo a tuffarvisi sopra e magari a scivolarci bruscamente per metri e metri: nessuno, nessuno fuorché un rugbista.

Riscaldamenti e rituali vari pre-partita, il grecale tira a caso e i primi a scendere in campo sono i ragazzi della 16, contro i pari età del Lions Messina, tacchetti che sembrano sgranellare pietrisco e dall’alta tribunetta di fronte quelli della 18 a tifare a gran voce, mentre una telecamera su una rudimentale altana riprende niente meno che in diretta
(è il Ragusa Rugby, baby! E quello lassù è l’inossidabile TuriHD).

Minuto di silenzio per la violenza sulle donne (diranno i miei giovanotti a fine gara) e per gli adolescenti vittime della follia ad Ancona (si vocifera a bordo campo), roba che nessuno dirà mai – a parte me: la sensibilità è quella sbattuta in prima pagina o sui ‘social’, qui dei coetanei semplicemente si allineano in un abbraccio multicolor insieme all’arbitro, e l’applauso scroscia trasversale.

Il rugby non è roba da apertura mediatica, bisogna essere uomini dentro, che ad apparire sono bravi tutti.

Venti minuti o poco più, i ragusani ne hanno fatte già 5 di mete, senza però aver mai trasformato, anzi peggio: dando l’impressione di snobbare l’avversario, e il coach scuote la testa per questo atteggiamento irriguardoso.

Ma come? Si vince già 25-0 e si lamenta?

Rispetto. Si rispetta l’avversario giocando al meglio, non calciando in drop senza quasi volontà di farlo. Poi 2 mete subite fra un tempo e l’altro, e allora 2 cambi: e a chi non si è allenato come gli altri, questa settimana, viene concesso finalmente di dare man forte ai suoi. Sostegno,sostegno. E si finisce con altre 2 mete realizzate e un’ultima appena lambita.

Ma no, non ci siamo, abbiamo giocato lenti, sembravamo in vacanza; ci vuole atteggiamento, e questo atteggiamento non va, i ragazzi si stringono a cerchio intorno al coach, come sempre dopo aver fatto ‘corridoio’ agli avversari ed averlo ricevuto, qualche ammaccatura, nasi malconci, spintoni di troppo in gara, ma al fischio finale gli abbracci sono balsamo e leniscono ogni malessere. E il terzo tempo è una accoglienza, è ospitare senza riserve, è concedere casa propria con tutto quello che si possiede. Non tutti sanno donare, si sa. I genitori provano ad essere degni di cotanti figli.

Nel calcio si corre via, ognuno eroe di se stesso ed ognuno rancoroso per colpe sempre altrui, come sotto a una telecamera personale fin dentro al cesso: qui invece si scambiano cibo e timide parole piene di garbo, ma nel frattempo quelli della 18 sono in campo e sfiorano già per tre volte la meta. Si combatte, mancano chili e metri, fors’anche quella furberia da strada, quel cinismo famelico, ciò che rende una buona squadra simile in tutto a una legione romana sul sentiero di guerra, di certo si sapeva fosse dura: ma tra il sabato sera da quasi maggiorenni e un impegno come questo, ci sta qualche ora di sonno in meno e pure qualche piacere di comitiva in più. Tutta qui, l’assunzione di responsabilità.

E allora meta dei peloritani, e già prime contestazioni, e poi un ragazzo dei nostri sulla barella del 118, e la corsa sballata su uno scherzo di strada, e il mix di lacrime e di sangue dal naso schizzato un po’ ovunque.
Pronto soccorso, TAC, firme su autorizzazioni e mal di testa, quel naso che si gonfia e l’epifania di un ematoma insieme alle prime risate, e i messaggi e le telefonate di genitori ed amici, e le pessime notizie dal campo pietroso, e poi un altro ragazzo sul 118, un altro dei nostri, “Ma chi? Ma chi?”, altre firme e il racconto d’una gara divenuta battaglia.

E intanto, nuovi esami, accertamenti, i due ragazzi insieme dopo un po’ tra le corsie dell’ospedale, e adesso selfie e risate, e la processione dei compagni e dell’allenatore a sangue più sereno, il pullman è fuori e tra poco si rientra, le firme sulle dimissioni ed un medico che sembra una madre più che un primario (grazie al cielo): dischetto con la TAC e referti per i medici di casa, il ritorno è quasi oscurità, l’Etna fuma vermiglio e divampa il cielo, e però i ragazzi sembrano più scatenati rispetto all’andata, le solite tappe intermedie per consegnare ragazzi alle famiglie che non abitano a Ragusa, la musica pompa  ancora (ma non si scaricano mai sti altoparlanti bluetooth?), in piedi lungo i sedili si guarda fuori e si ride ancora, nessun dolore o stanchezza, fuori sembra condensa ma è la solita nebbia sparata da battaglie eoliche in quota, quel clima inatteso che accoglie chi si arrampica su questi altipiani tondi, la 14 e le ragazze ci dicono abbiano vinto a Catania ma nessuno ancora crede al punteggio finale della 18, una disfatta ma ci sarebbe tanto da raccontare.

Però, parola d’ordine: atteggiamento sbagliato. Nel rugby gli altri possono anche sbagliare, ma noi? Cosa abbiamo fatto noi per non sbagliare? Lezione importante.

E allora eccolo, lo spirito del rugby: la vita non regala nulla, anzi. E’ dura talvolta, scorretta e ingiusta spesso, non ti regala mai niente, ti irride e ti devasta. Ma quale atteggiamento abbiamo noi, nei confronti della vita? Abbiamo accanto le braccia dei compagni che ci sostengono, e dei genitori, e dei dirigenti: nessuno, dico nessuno! è mai veramente da solo, nel rugby come nella vita. Basta cercarlo, sto sostegno, e a volte neanche questo: arriva senza che ci crediamo, oppure siamo sicuri che comunque arriverà. Questo un rugbista lo sa meglio di chiunque altro. Allora sorride nel fango, è leale nella lotta, aiuta sempre chi è in difficoltà.
E – soprattutto – non si arrende mai.

O vince oppure impara, parafrasando Mandela.

Che l’arbitro sia ingiusto, che l’avversario scorretto, che il campo pietroso, che il pubblico di casa antisportivo. Un rugbista onora la vita, e generalmente mai da solo.

Troppo facile tirarsi indietro, per paura o per scoramento, o anche per stanchezza o soltanto per malessere: ma chi lo fa non è di certo un rugbista, con tutti i suoi compagni saldati intorno.

P.S.: per la cronaca:

Under 16: Lions Messina – Ragusa Rugby 10 – 37
Under 18: CLC Messina – RagusaRugby   43 –  7